L’ITALIA SONO ANCH’IO anche a Perugia

L’articolo 3 della nostra Costituzione stabilisce il principio dell’uguaglianza tra le persone, impegnando la Repubblica a rimuovere gli ostacoli che ne impediscano il pieno raggiungimento. Nei confronti di milioni di persone di origine straniera questo principio è disatteso.  Le due proposte di legge di iniziativa popolare riassunte dalla campagna L’Italia sono anch’io si propongono di eliminare un’ ingiustizia che rischia di minare sempre più il principio del suffragio universale a livello territoriale, impedendo a milioni di persone di partecipare pienamente alla vita della comunità dove vivono.

Per questo Perugia Civica è impegnata nel sostenere la campagna con le iniziative che si svolgeranno nel territorio perugino.

Segue il comunicato stampa sulla costituazione del comitato di Perugia a sostegno della campagna L’italia sono anch’io.

Si è svolto giovedì 29 dicembre 2011 a Perugia presso la Consulta per l’Immigrazione il primo incontro operativo del comitato di Perugia sostenitore di due proposte di legge di iniziativa popolare, promosse dalla campagna L’ITALIA SONO ANCH’IO, per il diritto di cittadinanza a tutti i nati in Italia e quelli residenti da almeno 5 anni e per il diritto di voto amministrativo ai residenti da almeno 5 anni.

Questo Comitato di cui la maggioranza dei membri faceva già parte del Comitato dell’Umbria è stato creato per concentrarsi concretamente sul territorio Perugino. Al comitato perugino hanno aderito fin’ora  Comitato primo marzo Perugia,  Libera di Perugia, Rete studenti medi Perugia, Studenti universitari (UDU), Associazione studi giuridici sull’immigrazione, rete G2, Perugia Civica, Circolo IDV Perugia, CGIL Perugia, Cooperativa Babele, ARCI Perugia e Consulta per l’Immigrazione di Perugia

I prossimi appuntamenti sono per il 21 gennaio con banchetti per la raccolta firme in centro ed un incontro pubblico nel quale verranno riportate le testimonianze di ragazzi perugini di seconda generazione.

Il testo delle proposte di legge e il materiale informativo è reperibile sul sito www.litaliasonoanchio.it mentre per i contatti l’indirizzo di posta elettronica è litaliasonoanchio.umbria@gmail.com.

Il comitato sostenitore di Perugia

litaliasonoanchio

E lo chiamano sviluppo!

Autostrada, nodo, maxistalla, mercato coperto, argini del Tevere, Monteluce, Ikea, inceneritore… Vecchie idee che non funzionano più

A metterle tutte in fila, le grandi pensate degli amministratori locali, c’è da rabbrividire:

la trasformazione della E45 in autostrada (con annesso pedaggio); il nodo di Perugia (22km di strada che per collegare l’ospedale alla “regione” e “snellire il traffico” distruggerà per sempre aree agricole di pregio); la Maxistalla con annesso biodigestore indispensabile per salvare dal collasso le Opere Pie (piazzando l’impianto giusto a Santa Maria Rossa, epicentro di una zona già martoriata da residui zootecnici prodotti dagli impianti di Olmeto/Bettona); la trasformazione del mercato coperto in un mega centro commerciale (con s-vendita alla società privata “nuova Oberdan” dell’intero complesso e con lo scavo di una voragine a pochi metri dal Palazzo del Popolo); l’arginatura scriteriata del Tevere (con la conseguente urbanizzazione delle aree non più a rischio di esondazione, il tutto sembra fatto apposta per accontentare qualche imprenditore locale); l’operazione Monteluce (demolizioni terminate… ricostruzione quando?); l’operazione IKEA (con il discutibile scambio di terreni su cui indaga la magistratura, l’altrettanto discutibile aumento dei posti di lavoro e lo sbandierato arrivo di 2 milioni di clienti all’anno – e altrettante auto circolanti!); l’inceneritore rifiuti da costruire a tutti i costi anche se non ci dicono dove (con una raccolta differenziata che sembra fatta apposta per fallire); la demolizione dell’ex Tabacchificio di Ponte Valleceppi, oramai ex esempio di archeologia industriale (da rimpiazzare con le ennesime palazzine che rimarranno invendute).

Il tutto infarcito da interventi “di contorno”, come le tante deroghe dal piano regolatore per rendere edificabili le aree agricole, rotonde che spuntano ovunque come funghi, (altri sette se ne attendono in via Pievaiola), distese di impianti fotovoltaici al posto dei campi coltivati, parcheggi al posto di antichi orti medievali, centrali termiche che bruceranno biomasse (o rifiuti?) a due passi dall’ospedale regionale, eventi “altamente culturali” come l’eurochocolate ecc…

Tali scelte, capaci di arricchire solo un limitato gruppo di imprenditori/speculatori, non sembrano portare grossi benefici ad una larga fetta di cittadini, sempre più poveri e costretti, in nome della crescita economica, a subire come inevitabili i tanti episodi di inquinamento dell’aria e delle falde acquifere, la desertificazione di quartieri vecchi e nuovi ceduti  alla microcriminalità, un traffico automobilistico in continuo aumento e una vita sempre più difficile.

La frenetica corsa al cemento per inseguire il miraggio dello sviluppo non funziona più: abitazioni e capannoni rimangono invenduti, gli ipermercati chiudono per mancanza di clienti (si veda la recente chiusura di ELDO, preceduta negli anni dalla chiusura di STANDA, COIN, UPIM) e le opere pubbliche sono ferme per mancanza di risorse e di idee della classe politica.

E’ ora che i cittadini tornino a dire la loro per trovare nuove vie alternative ad un sistema che sembra essersi  esaurito. E’ ora che la politica si apra ad una reale partecipazione.

Consiglio Esecutivo – Movimento Perugia Civica

Nodo di Perugia: i soldi non ci sono. Ma era prevedibile

Secca smentita ai politici locali accodati alla politica del governo

Il Sesto rapporto sulla legge obiettivo, un documento redatto dal Servizio studi del Dipartimento ambiente della Camera, in collaborazione con il Cresme e l’Autorità della vigilanza sui lavori pubblici, parla chiaro: i soldi per il Nodo di Perugia non ci sono.

Nel documento, infatti (leggibile in http://www.camera.it/temiap/lo2011opere.pdf ) del costo totale dell’opera, 1 miliardo 92 milioni 950 mila euro, sono previsti solo 121 milioni 850 mila euro nel Dpef 2012-2014 (cioè, non ancora stanziati ma solo, appunto, “previsti”): ora pare che siano spariti anche gli ultimi spiccioli.

Una smentita secca alle “previsioni” sbagliate dei nostri politici, che si erano maldestramente accodati alla strategia asfalto+cemento della destra e del governo.

E viceversa, un’opportunità per riconsiderare le posizioni di Perugia civica e di tutti gli ambientalisti che si sono sempre opposti a un’opera che consideriamo inutile, perché non avrebbe risolto il problema del traffico nel territorio perugino, e devastante per il territorio e per lo sviluppo della città.

Ci auguriamo che il fallimento (questo sì prevedibile) della politica asfalto+cemento nella zona sud del Comune porti a una seria riflessione e a un ripensamento sui grandi progetti di speculazione edilizia e di cementificazione di quel prezioso territorio agricolo: dall’Ikea alle palazzine residenziali.

Sarebbe invece questo il momento per fermarsi tutti insieme, cittadini e amministrazione, per pensare a un grande progetto di valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio, che sono senza alcun dubbio la maggior risorsa rinnovabile del nostro territorio.

Rinnovabile, beninteso, se protetta da frettolosi e devastanti progetti come quelli che, uno dopo l’altro, stanno mostrando la loro inconsistenza e la loro fragilità economica.

Perugia, 15 ottobre 2011

Il Consiglio Esecutivo

movimento Perugia Civica

Festa civica – 7 ottobre 2011

Con proiezione di film, vignette, cena e concerto – Venerdi 7 ottobre

locandina-perugia-civica-jpg

Festa civica
Venerdi 7 ottobre
, dalle ore 18,00 al cinema Zenith (via Bonfigli 11, Perugia)

ore 18,00: proiezione del film: Bufere (girato a Perugia negli anni ‘50) – ingresso libero
ore 19,30: presentazione del volumetto di vignette perugine di Marco Vergoni
ore 20,00: cena biologica a cura dell’agriturismo Ca’ Mazzetto (contributo di euro 15 – è necessaria la prenotazione al 340 2467 740)
ore 21,30: concerto dei Surd Ensemble – ingresso libero

La Festa civica è organizzata da Perugia civica
in collaborazione con Aiab, Cinema Zenith e Agriturismo Ca’Mazzetto

Contributo per la stesura del Nuovo Piano di Risanamento e Mantenimento della Qualità dell’Aria della Regione Umbria

Gli autori del “Rapporto Preliminare del Piano di Risanamento e Mantenimento della Qualità dell’Aria” hanno suddiviso  la regione Umbria in tre aree omogenee a seconda della qualità dell’aria: zona di valle, Zona della conca ternana e zona collinare e montuosa. Di queste, le prime due sono le più critiche nei riguardi della qualità dell’aria: la zona di valle risente degli impianti di riscaldamento delle abitazioni e del traffico automobilistico, la zona della conca ternana somma alle emissioni dovute al traffico automobilistico e al riscaldamento, quelle dovute agli insediamenti produttivi a carattere industriale. Il rapporto preliminare evidenzia che le principali fonti di inquinamento dell’aria sono i mezzi di trasporto, il riscaldamento domestico e le attività industriali. Per ovvie ragioni il piano dovrà normare anche le emissioni dovute alla produzione/consumo di energia, una costante di tutte le attività industriali. Il nuovo piano  dovrà quindi integrarsi coi piani regionali energetico, urbanistico e di trasporto e costituire un punto di riferimento per la stesura dei loro aggiornamenti.

Le pagine seguenti riassumono i principali obiettivi e azioni che il Movimento Perugia Civica suggerisce di includere nel prossimo Piano di Risanamento e Mantenimento della Qualità dell’Aria.

Perugia, Agosto 2011


Misure per il contenimento delle emissioni inquinanti causato dai mezzi di Trasporto Privati

La situazione attuale:

L’Umbria è tra le regioni d’Italia col più alto indice di motorizzazione1 (67 autoveicoli/100ab). Tale dato, che sembra in contrasto con la relativamente bassa densità di popolazione, si spiega considerando la tendenza, tutt’ora in atto, ad una urbanizzazione diffusa e poco concentrata nei centri urbani unita ad un trasporto pubblico non sempre efficiente che spinge ad un uso massiccio del mezzo privato per spostamenti di piccola/media lunghezza. Le grandi capitali nord europee hanno attenuato notevolmente  l’inquinamento causato dalle automobili dotando le aree urbane di sistemi di trasporto pubblico molto efficienti.  Tuttavia, la relativa bassa densità di popolazione dei centri urbani umbri non offre un bacino di utenza  tale da sostenere i costi di una fitta rete di trasporto pubblico, che rimane pertanto il mezzo di trasporto obbligato solo per chi non ha l’auto privata: studenti, extracomunitari, anziani.

Le proposte:

Per limitare questo tipo di inquinamento atmosferico proponiamo una serie di interventi di breve e di lunga durata che tengono conto delle specificità regionali: Nell’immediato  suggeriamo di scoraggiare l’uso delle auto private, in particolare quelle di grossa cilindrata, per i percorsi prevalentemente urbani e suburbani per favorire invece la pedonalità, l’uso della bicicletta, l’uso di mezzi di trasporto pubblico e infine l’uso di mezzi privati il meno inquinanti possibile. Nel lungo periodo crediamo sia necessario intervenire sui piani regolatori in modo da invertire la tendenza al modello della città diffusa per tornare al modello della città compatta, estremamente meno inquinante e meno onerosa per gli enti locali in termini di erogazione di servizi pubblici. Infine, riteniamo che sia necessario rifunzionalizzare la rete ferroviaria regionale per alleviare i centri urbani dall’ulteriore carico automobilistico dovuto al pendolarismo intra-regionale. Riteniamo necessario affrontare uno studio per verificare la sostenibilità economica della trasformazione  dell’attuale tracciato ferroviario in un moderno sistema metropolitano sul modello del tram-treno. E’ possibile infatti che il bacino di utenza su scala regionale possa garantire una maggiore sostenibilità economica rispetto a progetti di mobilità alternativa realizzati su scala sub-urbana (minimetrò di Perugia).

Obiettivo di breve periodo azione
Favorire la pedonalità
  • Obbligare i Comuni con appositi dispositivi di legge a rivedere e rifunzionalizzare tutta la rete di marciapiedi urbani nonché abbattere tutte le barriere architettoniche
Favorire l’uso della bicicletta
  • Realizzare una fitta rete di piste ciclabili nelle sedi stradali esistenti delle aree urbane pianeggianti. Devono essere collegati i centri di interesse (scuole, negozi, centri ricreativi) con le zone residenziali.
  • Rendere possibile il trasporto di bici sui treni e autolinee regionali.
  • Promuovere una campagna informativa volta a favore l’uso quotidiano della bicicletta che ne illustri i benefici in termini di risparmio, benessere fisico e inquinamento.
Favorire l’uso dei mezzi di trasporto pubblico
  • Infittire le linee di autobus a servizio dei centri di interesse
  • prevedere  riduzioni sul costo dei titoli di viaggio per chi sceglie abitualmente il mezzo pubblico.
  • Favorire un dialogo costante tra i cittadini e gli erogatori del servizio di mobilità pubblica per raccogliere i suggerimenti e migliorare l’efficienza.
Scoraggiare in aree urbane e suburbane la circolazione di mezzi privati ingombranti e di elevata cilindrata.
  • Individuare nelle aree urbane e suburbane più congestionate  zone dove sia  fortemente penalizzata la circolazione di autovetture di alta potenza.
Obiettivi di lungo periodo Azione
Diminuire la necessità di trasporto
  • Impedire, con appositi dispositivi di legge, la realizzazione di grandi centri commerciali e/o di servizio situati in zone periferiche non servite dal trasporto pubblico. Favorire al contrario, l’apertura di piccole attività commerciali nei centri abitati.
  • Programmare il trasferimento di uffici, scuole, agenzie di servizi, ospedali ecc. in zone urbane piuttosto che in zone periferiche isolate dal contesto urbano residenziale.
Scoraggiare l’urbanizzazione diffusa e favorire la compattezza delle città
  • Bloccare l’urbanizzazione in zone periferiche mediante restrizioni non derogabili dei piani regolatori.
  • Istituire un sistema di tassazione dei sevizi urbani (illuminazione pubblica, raccolta rifiuti, allaccio fognatura e manutenzione stradale) proporzionale alla distanza dai centri urbani compatti.
Spostare il pendolarismo intra-regionale su ferrovia
  • Trasformare, verificata la sostenibilità economica, la rete ferroviaria regionale in una moderna metropolitana di superficie


Misure per il contenimento delle emissioni inquinanti causato dal riscaldamento domestico

La situazione attuale:

Gli impianti di riscaldamento domestico sono alimentati con combustibili di origine fossile (metano, GPL, Gasolio), e combustibili di origine vegetale (legna, cippato, pellet). Se non si tiene conto della produzione del gas climalterante CO2 che l’uso dei combustibili fossili comporta, il metano è quello in assoluto più pulito, le cui emissioni inquinanti in termini di particolato PM10, PM2.5, ossidi di azoto e zolfo, metalli sono quasi nulle. Al contrario i combustibili fossili liquidi e soprattutto quelli di origine vegetale (legno, cippato e pellet), sono nettamente peggiori  per le abbondanti  emissioni inquinanti che provocano, specialmente gli ultimi se la combustione avviene nei tradizionali camini in condizioni di temperatura e umidità non controllate.

Le proposte:

Riteniamo che per conseguire il duplice obiettivo di limitare le emissioni inquinanti e limitare le emissioni di gas climalteranti provocate dai sistemi di riscaldamento domestico si debba agire su due fronti: da un lato incentivare l’uso del metano, dall’altro minimizzarne i consumi con una serie di misure volte a limitare lo spreco di combustibile e la dispersione di calore.

obiettivo Azione
Favorire, nei centri abitati, l’uso di metano per il riscaldamento domestico e limitare l’uso di combustibili vegetali
  • Incentivare mediante sgravi fiscali la sostituzione di caldaie obsolete con nuove caldaie a gas metano dotate di tecnologie che massimizzano l’efficienza di recupero del calore di combustione
  • Vietare nei centri abitati l’istallazione di caldaie a biomasse vegetali (pellet, cippato, legna)
  • Istituire una “tassa ecologica” sull’acquisto di legna destinata ad ardere nei camini situati nei centri abitati.
Limitare la perdita di calore degli edifici incentivare mediante sgravi fiscali la riqualificazione energetica degli edifici privati per limitare la dispersione termica
Limitare l’uso dei combustibili favorire l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria


Misure per il monitoraggio della qualità dell’aria

indicazioni

Tra gli obiettivi indiretti del piano dovrebbe essere compresa anche la riduzione di patologie correlabili all’esposizione di determinati agenti inquinanti. Riteniamo pertanto che i dati prodotti dalla rete di monitoraggio regionale debbano essere correlati con i dati della distribuzione geografica delle patologie respiratorie e allergie, nonché dati con i dati raccolti nel registro tumori.

Ciò al fine di avere anche una misura indiretta della qualità dell’aria e soprattutto verificare nel tempo gli effetti dell’applicazione del piano.


Misure per il contenimento di emissioni inquinanti dovute alla Produzione/consumo di Energia

La situazione attuale:

Anche se l’Umbria si è data un obbiettivo minimo, da raggiungere entro il 2020,di circa il 20%di produzione di energia da fonti rinnovabili, è verosimile che l’attuale e futura richiesta di energia da parte dell’industria e dei residenti umbri sarà ancora soddisfatta in gran parte attraverso lo sfruttamento di combustibili fossili (metano, olio combustibile, carbone, pet- coke, lignite) e solo marginalmente tramite lo sfruttamento di fonti rinnovabili (solare, idroelettrico, eolico, biomasse).

E’ noto che i combustibili fossili, a parità di energia prodotta, sono caratterizzati tutti da una simile produzione di CO2, ma una diversa produzione di altre emissioni inquinanti come PM10 e PM2.5, NO2, SO2, CO, Benzene, IPA e metalli pesanti. Il combustibile fossile più pulito è sicuramente il gas naturale (metano) le cui emissioni di inquinanti sono quasi nulle, mentre i più “sporchi” sono sicuramente quelli solidi, come carbone, pet-coke, lignite e rifiuti. Una posizione intermedia la occupano combustibili liquidi come olio combustibile, gasolio e nafta il cui livello di inquinamento dipende molto anche dal dispositivo che ne fa uso.

Per quanto riguarda la produzione di energia da fonti rinnovabili le uniche forme che attualmente hanno un rendimento energetico interessante (EROEI nettamente positivo) e che non causano emissioni inquinanti sono  l’energia idroelettrica,  eolica e ll’energia solare (fotovoltaica, termica e termodinamica)2. Al contrario la produzione di energia attraverso lo sfruttamento delle biomasse (per combustione diretta, produzione di biogas, produzione di biodiesel o bioetanolo) è un processo fortemente inquinante. Lo sfruttamento delle biomasse soffre anche del difetto ineliminabile della relativamente bassa efficienza energetica legata, in ultima analisi, alla bassissima efficienza energetica della fotosintesi, la quale è bene ricordare, è in grado di convertire in energia chimica solo l’1-2% dell’energia solare ricevuta2.

Le proposte:

Nel campo della produzione/consumo dell’energia da combustibile fossile, con l’obiettivo di limitare le emissioni inquinanti, è necessario utilizzare il meno inquinante (metano). Riteniamo quindi che vada incentivata fortemente la conversione delle centrali a carbone/lignite/olio combustibile in centrali a gas metano. Tra l’altro sembra che i sistemi di sequestro della CO2 nelle centrali energetiche stiano passando dalla fase sperimentale a quella applicativa rendendo finalmente reale l’obiettivo di centrali a emissioni zero3. Per quanto riguarda l’utilizzo dei rifiuti come combustibile a fini energetici , i limiti di efficienza energetica imposti dalla recente la direttiva europea “rifiuti” rendono antieconomico il processo che va quindi abolito dal panorama delle possibilità.

Per quanto riguarda le energie rinnovabili riteniamo che esse vadano fortemente  incentivate per limitare sempre più la dipendenza dalle fonti fossili soprattutto per ritardare il prevedibile  esaurimento delle risorse oltre che per i problemi legati alle emissioni di gas serra CO2. Tuttavia le varie fonti rinnovabili non possono essere messe tutte sullo stesso piano in quanto a rendimento ed emissioni inquinanti. Ciò significa che non si devono erogare sussidi “a pioggia” che non tengono in considerazione i reali vantaggi pubblici in termini di produzione di energia e di contenimento delle emissioni inquinanti. Allo stato attuale delle conoscenze le fonti rinnovabili con il rendimento più elevato e meno inquinanti sono il solare fotovoltaico, solare termico e solare termodinamico, oltre all’idroelettrico ed eolico.  Per quanto riguarda i sistemi fotovoltaici riteniamo che essi debbano essere installati prevalentemente sugli edifici e che non devono togliere spazi destinati alla produzione di alimenti o modificare il paesaggio. Questo per non incorrere in squilibri agronomici e non dovere un domani essere costretti ad  importare alimenti, con maggiore inquinamento e consumo di energia. Infine, a nostro avviso la produzione di energia dalle biomasse deve occupare un ruolo marginale in quanto inquinante e intrinsecamente poco efficiente, e basarsi esclusivamente sul recupero di energia da scarti vegetali delle lavorazioni agricole locali.

Infine,  per limitare le emissioni di CO2 si deve ricorrere ad un aumento dell’efficienza energetica, sia in fase di produzione che in fase di consumo/distribuzione di energia. Entrambi gli obiettivi concorrono ad una minore richiesta di energia con tutti i benefici che ne conseguono in termini di riduzione delle emissioni inquinanti e di CO2.

In fase di produzione devono essere attuate le migliori tecnologie per estrarre maggiore energia dalla stessa quantità di materia prima. Questo obiettivo può essere raggiunto imponendo ai produttori di energia norme sempre più stringenti in termini di efficienza con vincoli legislativi graduati nel tempo e promuovendo la conversione di centrali obsolete in centrali più moderne.

In fase di impiego deve essere incentivato l’uso di dispositivi che consumano meno energia. Questo obiettivo può essere raggiunto imponendo la produzione di dispositivi più efficienti e contemporaneamente attuando una diffusa informazione per i consumatori sui risparmi economici che possono essere conseguiti acquistando un dispositivo piuttosto che un altro.

Obiettivo Azione
Produrre energia da fonti fossili con basse emissioni inquinanti.
  • promuovere la conversione delle centrali a carbone/lignite/olio combustibile in centrali a gas naturale (metano)
  • promuovere la cogenerazione termica/elettrica.
Produrre energia da fonti rinnovabili con basse emissioni inquinanti e maggiore efficienza.
  • Non erogare incentivi a pioggia alle rinnovabili ma sulla base di  una gerarchia che tenga conto sia del miglior rendimento energetico che del minor impatto ambientale di ciascuna tecnologia.
  • Limitare la produzione di energia da biomasse costituite esclusivamente da scarti vegetali prodotti localmente.
  • limitare la diffusione in area agricola di impianti fotovoltaici a terra
  • co-finanziare progetti di ricerca che puntino a superare i limiti attuali delle energie rinnovabili dando priorità allo sviluppo di tecnologie con maggiori potenzialità di raggiungere risultati radicali
Diminuire la richiesta di energia e di conseguenza le emissioni inquinanti e di gas climalteranti.
  • Migliorare l’efficienza energetica dei sistemi produttivi introducendo degli obiettivi minimi obbligatori graduati nel tempo
  • imporre la produzione di dispositivi più efficienti
  • promuovere una informazione per i consumatori sui risparmi che possono essere conseguiti acquistando un dispositivi energeticamente più efficienti

Note:

1) rapporto Euromobility 2010

2) Leonardo Maugeri, “con tutta l’energia possibile” Sperling & Kupfer 2008

3) ENEA – Report RSE/2009/22: “Produzione sostenibile di energia elettrica da combustibili fossili: obiettivo zero emission – Le tecnologie CCS (Carbon Capture & Storage), G. Girardi, S. Giammartini, A. Calabrò, P. Deiana

Cancellato l’obbligo di produzione locale delle biomasse da destinare alla produzione di energia rinnovabile

E’ bastato andare in vacanza, distogliere l’attenzione per pochi giorni. Torno a Perugia e la frittata è scodellata… Mi riferisco al nuovo regolamento regionale che disciplina l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. L’11 luglio scorso la giunta regionale aveva approvato una bozza del regolamento che conteneva una norma a mio avviso utilissima per tutelare la salute dei cittadini e il lavoro nella nostra regione: “i luoghi di produzione delle biomasse devono essere ubicati entro un raggio di 70 km dall’impianto cui sono destinate”. Una norma intelligente che  impone la produzione di biomasse a livello locale favorendo l’occupazione, e nel contempo consente un controllo qualitativo della sua produzione. Nei giorni successivi, con una rapidità che lascia stupefatti, la macchina politica ha lavorato sul regolamento  per approvarlo in via definitiva il 29 luglio, in solo 18 giorni.

Fiducioso mi procuro una copia del regolamento definitivo ma scopro che le norma è stata cancellata. Mi informo e pare che l’emendamento sia stavo fortemente voluto da un esponente del PD.

Cosa comporta ciò? Che coloro i quali cavalcano l’onda della Green Economy, anche grazie alla cancellazione del SISTRI* potranno acquistare le biomasse che gli pare (rifiuti? Vegetali inquinati? Rifiuti illeciti?) da dove gli pare (Campania? Cina? India?), farle viaggiare migliaia di chilometri producendo CO2,  e produrre energia incentivata facendo respirare a noi residenti i fumi di tali schifezze, alla faccia della green economy.

Ciliegina sulla torta: L’assessore Rometti ha rilasciato i primi di agosto una intervista in cui, imperturbabile dichiara: “Per impianti a biomassa sono stabilite fasce di rispetto da centri abitati e distanze di provenienza dei materiali di approvvigionamento

*) SISTRI: sistema di tracciabilità dei rifiuti, recentemente abolito dal governo Berlusconi

Roberto Pellegrino

Cava di Resina: Perugia civica insieme ai cittadini che vogliono salvaguardare il territorio

L’amministrazione non rimanga sorda: sarebbe questo il primo segno concreto di uscita dalla filiera cave-cemento-costruzioni

Una assemblea popolare di oltre trecento cittadini ha bocciato senza appello la scelta di autorizzare una nuova cava in località “Le navi” presso Resina, in zona esondabile e a ridosso dell’abitato, che andrebbe a compromettere un’area boscata integra, aprendo una nuova ferita nel paesaggio umbro già fortemente segnato dalle cave.

Perugia civica chiede che ora l’amministrazione comunale prenda atto di una volontà popolare così ampia e revochi la concessione.

Sarebbe questo il primo segno concreto di una svolta nella politica locale, che ancora si mostra attardata nell’appoggio incondizionato alla filiera CAVE-CEMENTO-COSTRUZIONI, che in realtà significa un appoggio a cavatori, cementieri e costruttori che si appropriano di grandi profitti e fanno ricadere sulla comunità cittadina e regionale i costi sociali e ambientali.

L’Umbria ha già cave in sovrabbondanza, specie in tempi di crisi dell’edilizia. Ciò che serve è ora un serio impegno in una nuova politica, che punti a creare occupazione a partire dalla valorizzazione del territorio, dagli interventi di ripristino dei siti dismessi e degradati, dal recupero del patrimonio edilizio esistente.

Serve anche un impegno per innalzare il costo delle concessioni, per restituire almeno in parte alla collettività il costo sociale e ambientale dello sfruttamento delle risorse di tutti: l’acqua, la terra, il sottosuolo…

Ricordiamo che l’area Nord del Comune di Perugia sta già pagando in termini ambientali un prezzo altissimo e sarebbe assurdo infierire su un territorio già molto provato con un nuovo scempio ambientale; ricordiamo solo la presenza, a pochi chilometri, della discarica di Pietramelina; ricordiamo le numerose cave già presenti nel territorio; ricordiamo anche i tentativi, per fortuna bloccati dalla mobilitazione popolare, di sperimentare l’eolico sul Monte Tezio e di insediare la Fassa Bortolo a Colle Umberto: mentre già si stanno mettendo in moto le ruspe per devastare il territorio sopra Maestrello per realizzare un mega-impianto di energia solare in un terreno che il Piano regolatore prevedeva boscato.

La vicinanza tra Resina e Pietramelina ci fa ricordare infine che il tema delle cave è strettamente connesso a quello delle discariche: per uscire da un uso devastante e distruttivo del territorio, occorre applicare seriamente il principio della riduzione degli sprechi di materia, del riuso e del riciclo. La disattenzione a questo principio spiega sia i colpevoli ritardi dell’amministrazione comunale nello sviluppo della raccolta differenziata (con conseguente enorme aumento della discarica di Pietramelina), sia la colpevole fretta nel concedere l’autorizzazione all’apertura della cava di Resina.

In questo caso, la partecipazione popolare ha parlato chiaro: l’amministrazione non rimanga sorda!

Perugia, 14 luglio 2011

Il Consiglio Esecutivo

movimento Perugia Civica

Emerito: che conserva il grado (M. Vergoni)

emeriti

Differenze (M. Vergoni)

differenziata perugia

Rifiuti: nessun rispetto delle regole e obiettivi di legge, neanche da parte del sindaco

Rifiuti: nessun rispetto delle regole e obiettivi di legge, neanche da parte del sindaco

Obiettivi della Raccolta differenziata mancati da nove anni ma il sindaco rinnova per la terza volta l’incarico di presidente a Graziano Antonielli contravvenendo al regolamento comunale

La GESENU è società mista a maggioranza privata che da molti anni gestisce la raccolta dei rifiuti del Comune di Perugia. Da statuto societario la nomina del presidente e di due consiglieri della GESENU spetta al sindaco del comune di Perugia, principale socio pubblico. Le nomine (e le eventuali revoche)  devono avvenire nel rispetto del  “REGOLAMENTO SUGLI INDIRIZZI PER LA NOMINA, LA DESIGNAZIONE E LA REVOCA DEI RAPPRESENTANTI DEL COMUNE PRESSO ENTI, AZIENDE, ISTITUZIONI” approvato dal Consiglio Comunale  nel 2009. L’art. 5 del regolamento indica, tra le cause di incompatibilità ed esclusione dalla nomina “chi è stato comunque nominato  consecutivamente 2 (due) volte o chi è stato in carica per un periodo doppio rispetto alla durata ordinaria della carica, ove la stessa non sia inferiore a 4 anni”; l’art. 10 afferma che la carica può essere revocata “per motivate ragioni relative a comportamenti contraddittori od omissivi o a reiterate inottemperanze alle direttive espresse dall’Amministrazione Comunale” .

Per quanto riguarda la nomina del presidente della Gesenu ci risulta che quella del 13 luglio 2010 è la terza consecutiva conferita a Graziano Antonielli, preceduta dalle due nomine del 28 settembre 2004 e del 5 luglio 2007. L’incarico attuale, in assenza di revoca, scadrà il 13 luglio 2013, per un totale di 9 anni.

Per quanto riguarda l’efficacia di tale presidenza ci risulta che dal 2001 la Gesenu non ha mai rispettato gli obiettivi di Raccolta Differenziata fissati dal decreto Ronchi e successive integrazioni. Al contrario, come mostra la figura, i risultati della Raccolta Differenziata del comune di Perugia sembrano distanziarsi sempre più dagli obiettivi fissati dalla legge.

Alla luce di tali deludenti risultati appare incomprensibile il comportamento del sindaco Boccali che invece di REVOCARE la nomina di presidente della Gesenu a Graziano  Antonielli glie l’ha conferita per la terza volta consecutiva, contravvenendo al regolamento comunale.

Perugia, 04 luglio 2011

Il Consiglio Esecutivo

movimento Perugia Civica