emergenza Scuola
Cari amici, gentili colleghi e Professori,
invio questa mail perché, nel silenzio assoluto della maggior parte dei mezzi di comunicazione, ho premura che quante più persone possibili conoscano l’emergenza della Scuola che ritengo riguardi tutti: i docenti certo, ma anche studenti e genitori e più in generale il Paese intero.
Le singole scuole non hanno fondi neanche per soddisfare le esigenze più elementari (carta per le fotocopie, supplenze temporanee etc.) ed ora questo gigantesco taglio al numero dei docenti, oltre a mettere in seria difficoltà i professori e le loro famiglie, ha conseguenze devastanti sulla qualità della vita scolastica: classi sovraffollate, con conseguente minore attenzione per i singoli, nessuna possibilità di applicare conoscenze e strumentazioni all’avanguardia (i pochi computer forniti alle scuole sono ormai obsoleti) e via dicendo.
E per favore non si dica che si tratta di una Riforma necessaria.
In primo luogo di Riforme “ormai necessarie” negli ultimi quindici anni, dopo più di 70 anni di immobilismo, se ne sono susseguite già tre:
1997: Riforma Berlinguer;
2003: Riforma Moratti;
2007: Riforma Fioroni.
Ogni ministro, competente o meno, ha cambiato tutto o quasi di quanto applicato o predisposto dal suo predecessore. Pur facendo il paragone – ritengo infelice – con le aziende, penso che nessuna azienda possa funzionare se ogni due anni viene stravolta dalle fondamenta.
In secondo luogo, per riformare si taglia, forse, ma si investe anche. In questo caso non c’è assolutamente nessun investimento, di nessun genere. Semplicemente si escludono dal mondo della scuola i docenti più giovani, “ancora” entusiasti di insegnare.
Per finire, assicuro senza partigianeria, vorrei ricordare che se ora i precari – secondo il ministro – sono troppi, non era così ancora due anni fa, quando, sempre con pochi investimenti, ma almeno senza tagli, il ministro Fioroni prevedeva di inserire tutti i giovani insegnanti delle graduatorie permanenti (quelli cioè usciti dalle Scuole di Specializzazione post lauream – scuole a numero chiuso!) entro il 2011. Un obiettivo che si sarebbe senz’altro raggiunto, viste le immissioni in ruolo del 2006/2007 e del 2007/2008.
Grazie dell’attenzione, un caro saluto a tutti, Stefania
(stezuk@hotmail.com)
(leggi anche questo significativo articolo di Repubblica.it)


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Cara Stefania,
Concordo con la tua posizione, bisogna purtroppo prendere atto che la scuola è stata da sempre terreno di conquista, conquista politica a suon di riforme e di stravolgimenti, conquista da parte della chiesa che attraverso l’insegnamento di religione ha permesso a numerosi docenti di entrare attraverso un canale filtrato solo dai vescovati e passare poi ad occupare posti di ruolo in altre discipline, terreno di conquista da parte degli odini professionali che hanno pilotato e gestito in maniera opinabile molte classi di concorso, terreno di conquista da parte di alcuni docenti che hanno trovato nella scuola un luogo comodo dove lavorare poco e con poco controllo a discapito dell’immagine globale di un corpo docente spesso molto preparato scrupoloso ed impegnato nel prorpio lavoro spesso molto al di la del compenso percepito.
Per contro mai è stato tenuto conto da nessuna riforma il del ruolo educativo e culturale della scuola i docenti non vengono messi nelle condizioni di svolgere al meglio il proprio lavoro e mettere a frutto professionalità e competenze, l’edilizia scolastica è fatiscente, le attrezzature di laboratorio assolutamente inesistenti ed inadeguate.
Tutto questo però senza dubbio segue una logica precisa, smantellare l’insegnamento pubblico e pliuralista garantito da un sistema di selezione dei docenti assolutamente non controllabile politicamente ed ideologicamente, smantellare con essa la cultura, aprendo le porte alla scuola privata, la scuola dei pochi, la scuola monotematica e ideologicamente predefinita.
Una popolazione non istruita che ha perso la capacità di porsi e porre domande, una generazione sedata a botte di “calcio” e “grande fratello” è facilmente governabile e facilemnte influenzabile. Purtroppo questi due termini stanno sempre di più spaventosamente assomigliandosi.