Il “movente” del nodo di Perugia
…le cause dell’ennesimo delitto contro l’uomo e l’ambiente
Gli inquirenti, nel mettersi sulle tracce dell’autore di un delitto, cercano di capire, prima di tutto, il “movente” del delitto stesso, il motivo cioè che ha scatenato una azione scellerata ai danni di qualcuno o qualcosa, mossa contro l’apparato di regole che una società s’è data. Capire il movente serve a delineare l’autore del delitto.
Devo chiarire innanzitutto che il delitto a cui alludo è per me il cosiddetto “nodo di Perugia”: un semianello di asfalto a quattro corsie che collegherà Collestrada allo svincolo di Corciano, un’opera che passando per Castel del Piano, San Fortunato, ferirà in modo irreversibile una zona del Comune di Perugia definita “di alto pregio paesaggistico e naturalistico”.
Quello del “nodo” è a mio parere un doppio delitto: uno perpetrato ai danni dell’ambiente e uno ai danni della salute delle persone, come spiegherò tra poco. Voglio prima far notare che, le persone comuni, tenute sapientemente all’oscuro delle implicazioni legate alla sua realizzazione, percepiscono il nodo come una cosa buona, che “snellirà il traffico” uno dei grandi mali che affligge la nostra amata città.
Dico che il progetto del nodo è poco conosciuto perché fin dalla sua nascita, diversi anni fa, non ne è stata fatta una grande pubblicità: i nostri amministratori, forti del mandato elettorale, si sono guardati dal chiedere un parere ai cittadini e indisturbati lo hanno mandato avanti. Solo recentemente, incalzati dai comitati di cittadini colpiti da procedimenti di esproprio, hanno iniziato a scoprire le carte, a poco a poco, quando oramai il progetto del nodo è in una fase così avanzata che pare impossibile fermarlo. Poche settimane fa è apparsa sui quotidiani una mappa striminzita che ne raffigura il tracciato (provvisorio!). Nel sito del Comune non c’è neanche una apposita pagina web dedicata alla sua realizzazione; le delibere della giunta sono pubblicate senza allegati. Chi volesse prendere visione del progetto dovrebbe affrontare una lunga trafila burocratica per poi trovarsi di fronte una montagna di “faldoni” messi a disposizione presso gli uffici dell’ANAS.
Che il nodo sarà un delitto contro l’ambiente è talmente palese che non sarebbe necessario neanche perderci tempo: la zona toccata, la nostra campagna, che abbiano ereditato intatta dai nostri avi, sarà ferita da una striscia di asfalto larga 22 metri; tratti sopraelevati, in trincea, in galleria deturperanno per sempre il paesaggio collinare; la strada separerà campi, rigagnoli, stradine, comunità, devasterà il nostro amato paesaggio naturale, ancora oggi in grado di attirare i visitatori del cuore verde d’Italia. Ma non sarà solo una striscia di asfalto: gli imprenditori che finanzieranno la realizzazione del nodo con lo scellerato meccanismo del “project financing”, avranno a disposizione i terreni limitrofi al nodo per costruirvi capannoni, centri commerciali, parcheggi, esattamente come a Bastia, Ospedalicchio, Collestrada, Ponte San Giovanni, Perugia, Ellera, Olmo, Taverne di Corciano, Mantignana, Magione.
Il nodo sarà anche un delitto contro la salute delle persone perchè non risolverà la congestione del traffico dentro la città in generale e dentro Ponte San Giovanni in particolare, la cui qualità dell’aria è, diciamolo chiaramente, fuori dai limiti o appena al di sotto per quanto riguarda la concentrazione di ossidi di azoto e dei PM10 (Euromobility 2007; rapporto ARPA Umbria 2008 sulla qualità dell’aria nel comune di Perugia). Le emissioni gassose delle automobili a motore sono un veleno che agisce lentamente, colpisce le persone più deboli, anziani e bambini, e ne accorcia la vita, essendo all’origine di irritazioni, asma, allergie, tumori dell’apparato respiratorio.
Non solo. La realizzazione del nodo fagociterà per decine di anni risorse altrimenti destinabili ad interventi volti a favorire una città più salubre e non risolverà il vero flagello di Perugia che non è il traffico in sé ma il numero incredibilmente alto di automobili circolanti, conseguenza dell’enorme dispersione abitativa del comune e della dislocazione di centri di interesse cittadino in zone remote della città. La “verde” Umbria, in rapporto alla sua popolazione, è la regione con la più alta concentrazione di auto di tutta Europa (68 auto/100 abitanti, dato Euromobility 2008). Il nodo dunque richiamerà più automobili e, come è successo per il “passante di Mestre” sposterà l’intasamento automobilistico un po’ più in là, in particolare nelle zone di innesto del tracciato. In breve, il traffico aumenterà invece che diminuire perché le persone saranno invogliate a spostarsi in auto, invece che usare i mezzi pubblici, quest’ultimi ottusamente resi insufficienti a fronteggiare la pressante richieste di mobilità della popolazione perugina.
Veniamo infine al “movente” di questo duplice delitto. I nostri amministratori affermano che la motivazione del nodo è quello di collegare il mega ospedale santa Maria della Misericordia alla regione, nonché quello alleggerire il traffico che grava sul raccordo Perugia Bettolle a ridosso della nostra città, traffico che causa lunghe file e rallentamenti durante le ore di punta. Pare che essi, per ovviare a questi problemi, non siano stati minimamente sfiorati dall’idea di aumentare l’offerta il trasporto pubblico, così come avviene invece nelle grandi capitali d’Europa: Londra, Berlino, Dublino solo per citarne alcune. Città che puntando tutto sulla mobilità pubblica hanno vinto la battaglia contro il traffico e il conseguente inquinamento.
No, a mio parere il vero “movente” del duplice delitto non può essere solo questo, è una motivazione che va palesemente contro il buon senso e rifiuto di pensare che le amministrazioni locali, Regione, provincia e Comune ignorino l’impatto ambientale dell’opera e le inevitabili conseguenze sulla salute dei cittadini di Perugia.
Chi muove allora i fili di questa intricata macchina politica? Chi vuole veramente il nodo di Perugia? Perchè il nodo “s’ha da fare” a tutti i costi?
La risposta, io che sono un semplice cittadino, non la conosco, posso solo tentare congetture. Invito però i lettori a visitare il sito internet della società Stigma S.r.l.(www.sintagma.biz), società che è autrice di gran parte del progetto del nodo di Perugia, come di tanti altri progetti realizzati o in fase di realizzazione in tutta Italia, tra cui il nostro “minimetrò” (su cui grava la errata stima di presenze giornaliere: 18000 previste, 6000 reali, ma questa è un’altra storia, o forse no!).
Nel sito della Stigma le tante opere progettate sono rappresentate in una nutrita galleria fotografica: ponti, gallerie, strade sopraelevate, ferrovie, il ponte sullo stretto di Messina… in tutte le immagini, vere o simulate, compare una candida colata di “materia grigia”: cemento. E’ altamente probabile, dico io, che il vero movente del nodo di Perugia sia proprio il cemento, o meglio la sua vendita, e non parlo di ballette da 50kg, ma di tonnellate e tonnellate di “materia grigia”. E siccome non ho alle spalle una protezione legale come gli autori della trasmissione “Report” di RAI 3, non mi spingo oltre.
A buon intenditore poche parole.
Roberto Pellegrino – Perugia Civica


Penso che fra i cittadini sia sempre più diffusa la consapevolezza che un’altra economia è non solo possibile ma obbligatoria. Che il modello economico basato sul consumo delle risorse ad un ritmo molto più veloce di quello con cui queste possono rigenerarsi stia mostrando drammaticamente i suoi limiti, il primo dei quali è quello di reggersi sul predominio del nord sul sud del mondo. Mi sorprende a tal proposito che i giovani esponenti della classe politica che amministra la nostra città non siano stati in
grado,al di la della propoaganda elettorale, di recepire questa indicazione. Non si tratta di rifiutare lo sviluppo economico ma di orientarlo, anche sostenendo investimenti in ricerca e tecnologia, nella direzione del risparmio energetico, delle fonti rinnovabili, del contenimento dei rifiuti e nel loro riutilizzo, della tutela del paesaggio e della cultura. E’ una scelta non facile, che potrebbe essere percepita come una minaccia da alcuni settori dell’economia locale, ma questa è la sfida a cui gli elettori hanno chiamato la nuova giunta, che si era proposta nel segno della discontinuità.