Il paradosso della mobilità perugina
(dati, considerazioni e proposte per una migliore vivibilità urbana)
La situazione attuale
Riporto alcuni interessanti risultati pubblicati nel rapporto annuale “euromobility” riferiti al 2008 che fonde dati ISTAT APAT ed ACI. Si tratta di una classifica delle 50 principali città italiane: i dati che riguardano PERUGIA sono davvero sorprendenti e mettono in luce alcuni gravi problemi.
La nostra città è agli ultimi posti come densità abitativa, contando 363 ab/sup. Questo dato conferma la notevole dispersione della cittadinanza nel territorio comunale. Vista dall’alto Perugia ha l‘aspetto di una città a macchie di leopardo: tanti quartieri-città separati da zone agricole/industriali: attorno al nucleo centrale della storica acropoli si sono consolidate consistenti periferie a cui si è aggiunta, recentemente, una città nella città: il polo unico ospedaliero…
Questi nuclei residenziali non sono stati dotati in modo omogeneo di centri di interesse civico: piazze, giardini, cinema, scuole, uffici, centri sportivi, ospedali…. Questa carenza comporta la necessità di compiere spostamenti da un centro all’altro, incluso il nucleo centrale: Molti di noi conoscono perfettamente i disagi causati dal dover accompagnare i propri figli da un capo all’altro della città per svolgere le varie attività pomeridiane.
Questo spiega in gran parte l’elevato indice di motorizzazione di Perugia: il rapporto “euromobility” ci avvisa infatti che la nostra città è tra le prime nella classifica dell’indice di motorizzazione contando 68 automobili ogni 100 abitanti.
Le auto che si spostano incessantemente da un centro di interesse all’altro provocano quel fenomeno assai fastidioso che chiamiamo “traffico” e che impegna l’amministrazione a escogitare sempre nuove strategie per rendere le strade più scorrevoli (rotonde, svincoli, bretelle, parcheggi ecc).
Quello del traffico non è un problema isolato, essendo causa di una serie di disagi correlati come ad esempio stress, solitudine, problemi di postura, inquinamento acustico e soprattutto inquinamento ambientale.
A proposito di inquinamento il dato che riporta “euromobility” sulla qualità dell’aria di Perugia è sconfortante. Nonostante i rassicuranti tabelloni posti agli ingressi della città ci avvisino quasi sempre “qualità dell’aria buona/accettabile/stabile…ecc” scopriamo che Perugia è la terza città più inquinata dell’Italia. Più di metropoli come Napoli, Firenze, Torino, Milano, Catania. La media annuale della concentrazione di ossidi di azoto supera abbondantemente, quasi raddoppiandolo, il limite consentito; la media annuale dei PM10 risulta appena al disotto dei limiti consentiti. Inutile ricordare che le fonti primarie di ossidi di azoto e PM10 sono proprio i gas di scarico delle automobili.
Il rapporto “euromobility” prende in considerazione anche l’offerta del trasporto pubblico: Per questo parametro Perugia si piazza a metà classifica con 37 vettori per Km/abitante: l’offerta del trasporto pubblico sembrerebbe mediamente adeguata. Tuttavia i nostri autobus continuano ad essere frequentati prevalentemente da persone sprovviste di patente o di auto e cioè: studenti, extracomunitari, anziani, turisti segnalando la scarsa propensione dei perugini ad utilizzare il mezzo pubblico.
Il paradosso del trasporto urbano di Perugia
Questo comportamento è davvero paradossale perché i vantaggi del trasporto pubblico sarebbero immensi:
Basta considerare l’inefficienza spaziale delle automobili, cioè proprio la causa principale del traffico: sarebbe stroncata se la maggior parte dei cittadini utilizzassero i mezzi pubblici: la superficie occupata da 60 passeggeri in un autobus è solo il 2,4% della superficie occupata dallo stesso numero di passeggeri in 50 automobili (1,2 passeggeri/auto).
Naturalmente i vantaggi del mezzo pubblico rispetto a quello privato sarebbero immensi anche dal punto di vista ambientale (minore inquinamento), energetico (minore consumo di carburanti), sanitario (meno incidenti e meno malattie), sociale (più relazioni sociali), economici (un’auto costa circa 500 euro al mese, un abbonamento autobus circa 30 euro al mese).
Il motivo di questo paradosso sta, secondo me, nell’inefficacia dell’attuale trasporto pubblico:
- la mancanza di capillarità: rende difficile raggiungere la stazione più vicina alla propria casa o luogo di lavoro;
- I difetti di integrazione: i trasporti pubblici sono spesso programmati seguendo le direttrici di traffico principale, che sono tipicamente disposte a raggiera intorno al centro città. Questa struttura a raggiera (in parte migliorata col recente PUM) rende molto scomodo il collegamento tra le periferie.
- La frequenza insufficiente: in molte grandi metropoli europee (Londra, Dublino, Berlino ecc.) il tempo di attesa massimo è 10 minuti, sia in periferia che al centro, in qualsiasi fascia di orario.
- in alcuni casi le stazioni sono poco sicure, soprattutto in periferia, in periodi scarsamente illuminati e fuori dagli orari di punta.
- L’inadeguatezza degli orari, che non permettono di utilizzare il mezzo pubblico a chi ha orari di lavoro atipici, o vorrebbe usarlo anche di sera
La proposta di intervento:
A mio avviso la soluzione del problema del traffico e suoi correlati non deve essere risolta costruendo più strade, rotonde e parcheggi, come ha fatto fino ad ora la nostra amministrazione perché questi sistemi incentivano l’uso dell’automobile. L’intervento deve passare attraverso un approfondito ripensamento degli aspetti sociali e urbanistici dell’intera città. Questo è possibile a mio avviso programmando una serie di interventi di breve e lungo periodo volti a limitare la necessità di spostamento tramite automobile.
Nell’immediato si dovranno eliminare i difetti che scoraggiano l’uso del mezzo pubblico:
- Diffondere i mezzi pubblici nel tempo e nello spazio, fino ad ottenere tempi di attesa massima di 10 minuti, sia nelle stazioni terminale che in quelle di interscambio, con stazioni diffuse in modo che non distino più di 300 metri da tutte le abitazioni.
- Sull’esempio delle grandi città europee istituire il biglietto giornaliero e settimanale a prezzi “politici” per i cittadini residenti in modo per incentivare l’uso del mezzo pubblico.
- Modernizzare i treni e le strutture FCU e Trenitalia nei tratti di percorsi urbani
- Integrare la flotta di autobus con i mezzi di trasporto pubblici su rotaia
Nel lungo periodo si dovrà:
- Redistribuire i centri di interessi civici, dotando possibilmente ogni picco centro delle sue attrezzature sportive, sanitarie, lavorative, scolastiche, ecc. in modo da incentivare la “vita di quartiere”.
- Limitare la nuova edilizia residenziale nelle periferie e favorire invece il ripopolamento del centro storico di Perugia;
- Scoraggiare la distribuzione secondo il modello del “centro commerciale” e reintrodurre il modello del “negozio sotto casa”.
- Realizzare una efficiente rete di collegamenti ciclopedonali considerando che l’80% della popolazione perugina risiede in zone pianeggianti.
Infine, per rendere il mezzo di trasporto pubblico ecologico oltre che efficace ed economico si dovrà:
- Sostituire, sull’esempio di Roma, Torino e Napoli, gli attuali mezzi, via via che divengono obsoleti, con una flotta di autobus elettrici.
- Realizzare una moderna centrale solare a concentrazione in grado di produrre l’energia sufficiente per l’alimentazione della flotta di autobus elettrici e naturalmente del minimetrò.
Questi interventi, oltre a rendere più salubre e vivibile la nostra città promuoverebbero Perugia a capitale ecologica europea.
Roberto Pellegrino


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