La sicurezza non è uno slogan. Alternative costruttive attraverso il rilancio della socialità.

In uno dei sondaggi pubblicato oggi da un giornale locale, al secondo posto tra le priorità che i cittadini pongono sulla lista della futura amministrazione comunale di Perugia c’è la sicurezza. Nei programmi di tutte le liste che si presentano alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale questa tematica è presente.  Purtroppo lascia spazio a tante speculazioni e manipolazioni – demagogiche e populiste – di iniziative e slogan campati per aria. Le soluzioni  che vengono proposte sono le più disparate e tra loro sfilacciate . Non si può connettere lo stato di insicurezza alla presenza di una popolazione di migranti nel nostro territorio. La reiterata malversazione è atto compiuto da italiani e stranieri. Infatti, se secondo i dati della questura di Perugia il 75% degli spacciatori è di origine straniera, la quasi totalità dei clienti è italiana. Stesso discorso vale per la prostituzione.  Inoltre non si può fronteggiare la criminalità con auto da vetrina nei punti più visibili della città (i.e. Piazza IV Novembre) e abbandonare il campo nelle zone remote degli anfratti del centro storico o della stazione.

La Perugia dentro le mura sta patendo tremendamente il liberismo immobiliare dopo essere stata per molto tempo una risorsa per i proprietari delle case. Nel corso delle ultime tre decadi i perugini hanno abbandonato il centro storico poiché diveniva un affare locare case buie, umide e muffose agli studenti. Il centro si è trasformato in anonimo e impersonale.  Negli ultimi anni anche gli studenti hanno cominciato a muoversi verso altri quartieri e l’arzigogolato complesso viario della città vecchia di Perugia è divenuto terreno fertile per l’imperversare della criminalità.

La sicurezza non si consegue con gli slogan ma si ottiene con un rilancio della socialità attraverso il recupero e la valorizzazione delle zone in declino urbanistico. La cementificazione continua di parti del territorio comunale ha come risvolto della medaglia l’abbandono di intere aree della città e dei paesi. Non solo l’acropoli, ma tutti i centri storici delle frazioni, a parte alcune rare eccezioni, sono fatti di case vecchie e guarda caso abitate – per lo più in affitto –  solamente da quei migranti visti da molti come causa del nostro senso di insicurezza, che invece fanno quei lavori che gli italiani si rifiutano di svolgere. Chi ne trae giovamento sono i proprietari di quelle abitazioni che, in maniera stantia,  incassano le quote degli affitti e si trasferiscono in casine nuove di zecca dai colori sgargianti, costruite senza scrupolo sui crinali più belli della nostra verde regione. Tutto ciò non crea progresso e per di più determina vaste sacche di disagio sociale.

L’amministrazione comunale non ha né i mezzi né le competenze in materia di sicurezza per garantire una corretta ed efficiente applicazione della legge, però ha un compito fondamentale: quello di portare avanti politiche volte alla riconversione prima e salvaguardia poi dell’ambiente umano.
Non vi possono essere solamente associazioni di nostalgici del centro storico, va risvegliata la socialità. C’è bisogno di soluzioni di commercio alternative, vanno analizzate le esperienze dei centri storici di città come Perugia che non patiscono questo declino. Strade, piazze e parchi riqualificati e vitali sono il più forte antidoto contro la criminalità. Solo in questo modo perugini vecchi e nuovi potranno vivere in una città umana e a misura d’uomo, quale Perugia è.

Diego Mencaroni

1 comment to La sicurezza non è uno slogan. Alternative costruttive attraverso il rilancio della socialità.

  • Andrea

    Sono pienamente daccordo. Solo tornando a “vivere” pienamente la citta’ si scaccia il degrado. Per questo quindi non servono piu’ telecamere o piu’ polizia ma “linfa vitale”. Bisogna avere il coraggio di proporre un nuovo modo di vivere nella citta’. Benvengano commercio e artigianato “alternativi”, ma anche secondo me incentivi sia finanziari che soprattutto di SERVIZI per chi accetta la scommessa di vivere in un tessuto urbano (centro o periferia che sia) e non rinchiuso in “villette con rustico e mansarda”.
    E per servizi intendo anche strumenti innovativi: consegna a domicilio gratuita degli acquisti fatti nei locali di citta’, trasporto capillare e ad “alta frequenza” con navette elettriche, aree gioco per bambini “distribuiti” (possibile si debba per forza andare tutti al percorso verde ?), etc.
    Chiudo pero’ con un dubbio: perche’ l’attuale amministrazione non ha fatto nulla di tutto cio’ e ha anzi favorito l’abbandono della cittadinanza ? Il candidato sindaco appoggiato dalla Lista Civica sara’ in grado effettivamente di “rompere” con il passato ?

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