Legge elettorale regionale e Partecipazione

Il termine partecipazione ha, nel suo uso comune, il doppio valore semantico di “prendere” ed “essere” parte di un determinato evento. Riferendosi alla partecipazione politica, questo termine oggi racchiude vari aspetti che vanno dal classico concetto di democrazia rappresentativa alle più contemporanee forme di democrazia partecipativa e/o deliberativa. Queste nuove forme di espressione democratica nascono da una crescente esigenza civica di rispondere ed arginare quei fenomeni e quegli interessi che hanno portato, negli anni, ad una evidente crisi del sistema rappresentativo.
E’ ben visibile a tutti i livelli come, quello che dovrebbe essere un sistema di gestione partecipato e condiviso della cosa pubblica si sia trasformato in una spartizione di poteri, compiti e profitti che considera la componente civica unicamente come uno strumento di legittimazione attraverso il consenso.
Senza dubbio una serie di leggi elettorali che, in vario modo, impediscono al cittadino di eleggere e scegliere direttamente i propri rappresentati ha contribuito a creare un sistema politico autoreferenziale ed autonominato. ome conseguenza di questo l’elettore ha progressivamente acquisito la consapevolezza di prendere parte (con il voto accordato al partito) ma non essere parte (non potendosi riconoscere nell’espressione della preferenza) della vita
politica e decisionale cosi come nella gestione dei patrimoni e degli interessi comuni.
Da qualche giorno, a Palazzo Cesaroni, è in discussione la legge elettorale regionale con la proposta del Pd, sostenuta da Rifondazione e Sinistra e libertà, che prevede un listino formato da sei persone (scelte direttamente dai partiti) che scatterebbe assieme al candidato presidente vincente fissando uno sbarramento di fatto al 5,3%.
Con una legge simile, al di là dello sbarramento fissato ad hoc sulle ragionevoli aspettative di alcuni partiti (di maggioranza ed opposizione), i cittadini si troverebbero, cosi come già avviene per il rinnovo del parlamento, a ratificare una scelta fatta da altri, esautorati dalla possibilità di nominare direttamente i propri rappresentanti.
In contrapposizione alla proposta del Pd Oliviero Dottorini, capogruppo dei Verdi per i valori-Idv ha sottoposto all’esame della Commissione Statuto una proposta che cerca di coniugare la governabilità, il bipolarismo, la non polverizzazione dei partitini al diritto del cittadino di scegliere tra candidati e non un pacchetto preconfezionato.
La proposta, che rigetta qualsiasi forma di lista bloccata, prevede di assegnare il premio di maggioranza alla coalizione vincente, fino ad un massimo di 19 consiglieri contro gli undici delle opposizioni, solo sulla base delle preferenze conseguite dai candidati dei partiti che abbiano comunque superato il quattro per cento di consensi.
Una scelta di principio quella di Dottorini e del gruppo Verdi per i valori-Idv che, rinunciando ad un posto certo nel listino della coalizione di maggioranza, risponde alla necessità di porre in primo piano il tema della partecipazione dei cittadini alla vita democratica a partire dal diritto di esprimere un voto in funzione di una scelta e della possibilità di esprimere a pieno una preferenza su una persona e non su un simbolo.

Claudio Santi

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