L’intervento di Perugia Civica al Consiglio Grande sul centro storico

Cari Concittadini, Egregio Presidente, Egregi Consiglieri,

Lo stato di agonia in cui si trova il centro storico di Perugia è sotto gli occhi di tutti: esodo dei residenti in zone periferiche, trasformazione dei fondi in monolocali da affittare senza regole a persone che di sicuro non hanno a cuore le sorti della città, negozi che aprono e chiudono in pochi mesi, chiusura di numerose attività artigianali, spaccio diffuso alla luce del sole, degrado urbano che colpisce tutte le vie che affacciano in corso Vannucci ecc… Tutto ciò porta a concludere che il problema della vivibilità del centro storico di Perugia debba essere inquadrato in una analisi più ampia che investe tutta la città, il suo territorio, i suoi abitanti.

Fino a circa metà degli anni ottanta il centro storico era vissuto dai suoi residenti i quali contribuivano in modo sostanziale, con la loro presenza quotidiana, al mantenimento decoroso dell’acropoli: la vivibilità era in gran parte garantita dalla presenza dei suoi stessi abitanti e di chi nel centro lavorava. Riteniamo che le politiche urbanistiche attuate a partire dagli anni 80 hanno causato i gravissimi problemi di cui soffre tutta la città, non solo il centro storico.

Oggi quello che sembra essere il problema principale del centro è la sua trasformazione in centrale dello “sballo”, sia illegale come il commercio di sostanze stupefacenti, sia legalizzato come il commercio degli alcolici. Ma questo è solo uno degli aspetti negativi di una politica urbanistica poco lungimirante e sostanzialmente sbagliata.

Infatti è stato uno sbaglio spostare in periferia gran parte degli uffici e dei servizi pubblici in quanto la loro permanenza al centro avrebbe favorito la residenzialità del pubblico impiego presso l’acropoli.

E’ stato uno sbaglio favorire la grande distribuzione commerciale in zone periferiche e isolate in quanto questo ha colpito duramente i negozi di vicinato di cui il centro storico era ricco.

Ma l’errore più grande è stato quello di finanziare il bilancio comunale con gli oneri dell’urbanizzazione e con la monetizzazione del territorio agricolo. Questo ha innescato una spirale di speculazione edilizia i cui effetti sono stati non solo l’abbandono e il degrado del centro storico, ma anche la dispersione dei suoi residenti nel territorio comunale dove sono state realizzate una miriade di case isolate, palazzine, villette a schiera. Abbiamo così una densità abitativa tra le più basse d’Italia, e l’indice di motorizzazione tra il più alti in Italia con tutti i problemi di traffico e inquinamento che questo comporta.

Con l’esodo dei residenti dal centro, i vecchi locali lasciati liberi sono stati destinati a investimenti e affittati senza controllo della loro effettiva abitabilità e del tipo di attività che in esse sono svolte.

Oggi la speculazione edilizia ha assunto dimensioni tali che ci sono molti immobili inutilizzati e allo stesso tempo molte persone che non hanno una situazione abitativa adeguata e dignitosa.

Inoltre, la speculazione edilizia, in quanto classica modalità del riciclaggio del denaro sporco, favorisce, come è noto, l’infiltrazione di organizzazioni criminali che sono tra l’altro dedite al traffico degli stupefacenti e allo sfruttamento della prostituzione, fenomeni che oggi prosperano in tutta la città e par la quale i cittadini invocano “sicurezza”.

Infine, una città in forte espansione edilizia a fronte di una popolazione sostanzialmente stabile, aumenta a dismisura i costi di gestione dei servizi pubblici quali trasporti, raccolta dei rifiuti, ecc distogliendo risorse dalla manutenzione del patrimonio esistente.

In questo quadro si inserisce l’incognita sulla destinazione di grandi spazi ormai da tempo vuoti come il mercato coperto, l’ex carcere, i locali degli uffici comunali di via Fiorenzo di Lorenzo, l’ex cinema Turreno, l’ex cinema Lilli, l’ex Coin… ecc.

Pare patetico che questo centro, oramai svuotato di funzioni, viene fatto vivere artificialmente con i “grandi eventi” commerciali (alquanto pacchiani) che poco o niente hanno a che fare con la cultura locale e le cui ricadute positive sulla città sono tutte da dimostrare.

La soluzione di questi problemi non è facile e richiede la mobilitazione di tutte le intelligenze, le competenze, le idee che possono nascere da chi ha veramente a cuore le sorti di questa città: primi fra tutti i cittadini che possono essere coinvolti nei processi decisionali mediante percorsi partecipativi, come sta avvenendo in molte città italiane governate da amministrazioni di centro sinistra.

Ma una cosa chiara che può essere detta subito è BASTA con l’edificazione di nuovi immobili, BASTA con i centri commerciali, BASTA con la cementificazione del territorio agricolo, BASTA CON LA SPECULAZIONE EDILIZIA.

Perugia Civica chiede agli amministratori di questa città di attuare la promessa discontinuità con la passata amministrazione e predisporre dei piani urbanistici lungimiranti il cui imperativo categorico sia il risparmino del suolo. Dei piani urbanistici che consentano di costruire solo laddove è strettamente necessario per esigenze sociali documentate e che non consentano di costruire dove ci sono aree già urbanizzate che possono essere utilizzate: non si costruiscono case dove ci sono case vuote, non si costruiscono capannoni, dove ci sono capannoni vuoti.

Per risolvere i problemi del centro storico di Perugia potrebbe essere necessario riportarvi gli uffici e i servizi pubblici prima ancora di cercare di vendere appartamenti a “giovani coppie”, ma questo dovranno dirlo esperti nel settore, sociologi, urbanisti e i cittadini stessi, lealmente informati sulle conseguenze attese da simili interventi.

Bisogna uscire dalla logica che negli ultimi decenni ha visto Perugia svilupparsi economicamente solo intorno alla valorizzazione della rendita fondiaria. L’Amministrazione Comunale deve diventare il soggetto di un diverso modello di sviluppo della Città, basato sulla manutenzione del patrimonio esistente, sul recupero edilizio e sul rispetto dell’ambiente.

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